Luglio 2026: un’altra catena odontoiatrica chiude i battenti da un giorno all’altro, lasciando centinaia di pazienti senza cure e con finanziamenti ancora da pagare. Questa volta è toccato ai centri del marchio “Dottor D”, operativi tra Emilia-Romagna e Lazio sotto la società Vortika S.r.l., ma il copione è tristemente familiare. Prima è successo con Dentix, poi con Idea Sorriso, e negli anni con numerose altre insegne sparse su tutto il territorio nazionale. Lo schema si ripete in modo quasi identico: aperture in grande stile, promesse di prezzi accessibili, piani di cura legati a finanziamenti, e poi la chiusura improvvisa, senza alcun preavviso per i pazienti coinvolti.
L’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI) ha commentato duramente l’ennesimo episodio, ribadendo un concetto che da tempo porta all’attenzione delle istituzioni: la salute non è un prodotto commerciale e trattarla come tale mette a rischio non solo il portafoglio dei cittadini, ma la loro stessa salute orale.
Un fenomeno strutturale, non un caso isolato
Sarebbe riduttivo considerare la vicenda di Dottor D come un episodio sfortunato e circoscritto. Secondo l’ANDI, ci troviamo di fronte a un problema di carattere strutturale che si ripresenta con regolarità preoccupante in tutta Italia. Le associazioni dei consumatori raccolgono segnalazioni in numero crescente e annunciano esposti alle procure, ma il danno per le persone coinvolte è già fatto: cure interrotte a metà, protesi mai consegnate, interventi programmati e saltati, e rate di finanziamento che continuano a scadere nonostante le prestazioni non siano mai state completate.
Il presidente nazionale ANDI, Corrado Bondi, ha evidenziato con chiarezza la natura del problema: quando il potere decisionale sulle terapie è nelle mani della finanza e non del professionista sanitario, il rischio per i cittadini non è soltanto economico, ma diventa un rischio clinico concreto. In queste strutture si tende a privilegiare le prestazioni più redditizie dal punto di vista commerciale, non necessariamente quelle più appropriate per la situazione clinica del singolo paziente.
Come funziona il modello delle catene odontoiatriche
Per comprendere perché queste chiusure continuano a verificarsi è necessario analizzare il modello di business che sta alla base delle catene dentali a controllo finanziario. Il meccanismo è sempre lo stesso e si articola in pochi passaggi chiave.
Le catene odontoiatriche richiedono ai pazienti un pagamento anticipato, spesso attraverso finanziamenti stipulati con società terze, a fronte di piani di cura che vengono poi eseguiti per fasi successive nel tempo. Il paziente, dunque, si impegna economicamente per l’intero percorso terapeutico prima ancora che questo sia completato. Quando la struttura entra in crisi finanziaria e chiude, chi ha già pagato, o chi sta ancora rimborsando un finanziamento, si ritrova con cure incomplete o mai iniziate, senza più un referente a cui rivolgersi e con un debito ancora attivo presso la finanziaria.
In queste realtà, il potere decisionale non appartiene agli odontoiatri, ma a chi detiene il capitale della società. Il paziente cessa di essere una persona da curare secondo un piano terapeutico personalizzato e costruito sulle sue specifiche esigenze cliniche, e diventa un cliente a cui proporre un pacchetto standardizzato. Questa logica spiega perché determinate prestazioni (estrazioni, impianti e protesi) vengano sistematicamente preferite rispetto alla cura conservativa del singolo dente. Le prime sono più rapide da eseguire, comportano costi di erogazione inferiori per la struttura e generano margini più elevati. Un percorso di odontoiatria conservativa, al contrario, è più lungo, richiede più sedute, segue l’evoluzione clinica del paziente nel tempo e risulta, in definitiva, meno efficiente dal punto di vista commerciale.
Non è un’ipotesi teorica. In diversi casi, ex collaboratori di queste società hanno testimoniato l’esistenza di una pressione costante ed esplicita per raggiungere obiettivi numerici di fatturato. È la logica della produzione industriale applicata alla cura della persona, un approccio che l’ANDI definisce incompatibile con la tutela della salute dei pazienti.
La differenza tra una catena e uno studio odontoiatrico professionale
Esiste una differenza sostanziale, riconosciuta dalla legge, tra il funzionamento di una catena a controllo finanziario e quello di uno studio dentistico professionale o di una società tra professionisti (STP). In uno studio professionale e nelle STP, il potere di indirizzo clinico resta saldamente in capo agli odontoiatri, anche quando nella compagine societaria è presente un socio di capitale, perfino in posizione di maggioranza. Questo significa che le scelte terapeutiche vengono prese esclusivamente sulla base di criteri clinici e nell’interesse del paziente, senza interferenze di natura commerciale.
La differenza si riflette anche sul piano delle garanzie economiche. Il libero professionista risponde in solido con il proprio patrimonio personale, offrendo al paziente una tutela economica piena e diretta, che si estende anche nei confronti degli eredi. Nelle catene a controllo societario, invece, la responsabilità patrimoniale è più frammentata: il percorso di eventuale rimborso per i pazienti danneggiati si fa inevitabilmente più lungo, complesso e incerto, come dimostrano le vicende giudiziarie ancora aperte legate ai fallimenti degli anni precedenti.
Un altro aspetto fondamentale riguarda il controllo ordinistico. I dentisti che operano in uno studio professionale o in una STP sono soggetti al controllo deontologico dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, un organo che vigila sul rispetto delle regole professionali e può intervenire in caso di comportamenti scorretti. Nelle catene a gestione prevalentemente finanziaria, questa forma di controllo è più difficile da esercitare, con evidenti ripercussioni sulla qualità e sulla sicurezza delle cure erogate.
Cosa fa l’ANDI per tutelare i pazienti
Da anni l’ANDI porta la questione delle catene odontoiatriche nelle sedi istituzionali, chiedendo interventi normativi mirati. L’obiettivo è estendere ai pazienti che si rivolgono a queste strutture le stesse garanzie oggi previste per chi si affida a uno studio professionale. Diverse proposte di emendamento sono state presentate in Parlamento, sostenute da parlamentari di diversi schieramenti, e l’ANDI ha lavorato insieme alle altre sigle di categoria per costruire un fronte comune con la politica.
Oltre all’azione normativa, l’associazione ha introdotto anche uno strumento concreto sul terreno dell’accesso alle cure: il FAS, Fondazione ANDI Salute, un fondo sanitario integrativo pensato per premiare la prevenzione. Il meccanismo è semplice e virtuoso: chi si sottopone con regolarità a visite di controllo e sedute di igiene orale può accedere a rimborsi economici che rendono sostenibile un modello di cura fondato sulla prevenzione piuttosto che sul volume di prestazioni vendute. È un approccio che ribalta la logica commerciale delle catene e rimette al centro la salute a lungo termine del paziente.
Come scegliere il proprio dentista in modo consapevole
Alla luce di quanto accaduto e della ciclicità di questi episodi, è naturale chiedersi come orientarsi nella scelta del professionista a cui affidare la propria salute orale e quella della propria famiglia. Esistono alcuni criteri concreti che possono aiutare a fare una scelta informata e sicura.
Il primo elemento da valutare è la trasparenza. Uno studio dentistico serio presenta con chiarezza il proprio team, le qualifiche di ciascun professionista, l’iscrizione all’Albo e la struttura organizzativa. Non ha nulla da nascondere e mette a disposizione del paziente tutti gli strumenti per verificare l’affidabilità della struttura, dalla Carta dei Servizi alla documentazione sulle procedure di sterilizzazione e sicurezza.
Il secondo criterio è la personalizzazione del piano di cura. In uno studio professionale, ogni percorso terapeutico viene costruito su misura per il paziente, tenendo conto della sua storia clinica, delle sue esigenze specifiche e della sua situazione complessiva. Non esistono pacchetti preconfezionati né pressioni per accettare trattamenti non necessari. Il professionista spiega, propone e decide insieme al paziente, rispettando i tempi clinici e biologici necessari.
Il terzo aspetto riguarda la continuità del rapporto. Un dentista di fiducia è un professionista che conosce il paziente nel tempo, ne segue l’evoluzione clinica, interviene sulla prevenzione prima ancora che sulla cura e costruisce un rapporto di fiducia che si consolida visita dopo visita, anno dopo anno. Questa continuità è impossibile da replicare in una catena dove i professionisti ruotano continuamente e dove il paziente è, di fatto, un numero in un gestionale.
Infine, la presenza radicata sul territorio è un indicatore importante. Uno studio che opera nella stessa sede da decenni, che è conosciuto e riconosciuto dalla comunità locale, che partecipa alla vita professionale e scientifica del proprio territorio offre un livello di affidabilità e di garanzia che nessuna catena a gestione finanziaria può eguagliare.
La prevenzione come investimento, non come costo
Un aspetto spesso sottovalutato nel confronto tra catene odontoiatriche e studi professionali riguarda l’approccio alla prevenzione. Le catene, per la loro stessa struttura economica, sono incentivate a vendere prestazioni: più interventi si eseguono, più la struttura fattura. La prevenzione, che riduce la necessità di interventi futuri, è per definizione meno interessante dal punto di vista commerciale.
In uno studio dentistico professionale la logica è opposta. La prevenzione rappresenta il fondamento dell’intera attività clinica. Visite periodiche di controllo, sedute regolari di igiene orale professionale, educazione del paziente alla corretta igiene domiciliare: sono tutti investimenti che riducono la necessità di interventi più invasivi e costosi nel tempo, e che tutelano la salute orale del paziente nel lungo periodo.
Questo approccio non è solo clinicamente superiore, ma anche economicamente più vantaggioso per il paziente. Prevenire una carie costa una frazione di quanto costa curare un dente gravemente compromesso. Mantenere sane le gengive con sedute periodiche di igiene evita trattamenti parodontali complessi e costosi. Intercettare precocemente un problema ortodontico in un bambino può evitare interventi molto più impegnativi in età adulta.
Conclusione: la salute orale merita un professionista, non un’insegna
Ogni volta che una catena odontoiatrica chiude i battenti, centinaia di famiglie si trovano a fare i conti con cure interrotte, soldi persi e la necessità di ricominciare da capo. La vicenda di Dottor D è solo l’ultimo capitolo di una storia che si ripete con regolarità allarmante e che conferma quanto l’ANDI sostiene da tempo: la salute non può essere trattata come un bene di consumo e il rapporto tra medico e paziente non può essere ridotto a una transazione commerciale.
Scegliere un dentista di fiducia, uno studio radicato nel proprio territorio, con professionisti qualificati e un approccio centrato sulla persona e sulla prevenzione, non è solo una questione di preferenza: è una scelta di tutela per sé stessi e per la propria famiglia.
Lo Studio Odontoiatrico Ricci di Pistoia opera con questa filosofia da oltre 35 anni, mettendo al centro di ogni trattamento la persona e le sue esigenze cliniche, con un team di professionisti qualificati, tecnologie avanzate e un impegno costante nella formazione e nell’aggiornamento. Perché la salute del tuo sorriso merita la competenza e la continuità che solo un vero professionista può garantire.
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